
"Padre padrone" dei fratelli Vittorio e Paolo Taviani nel lontano 1977 ha vinto la Palma d'Oro a Cannes con la giuria presieduta dal grande Roberto Rossellini. Il film è tratto dal libro autobiografico di Gavino Ledda, pastore sassarese. Costretto con la forza sin da giovanissima età a governare le pecore sui monti, il giovane scapperà dalla Sardegna, svincolandosi dal terribile giogo del padre (il padre-padrone del titolo, appunto). Studierà e riuscirà a laurearsi. Tornerà nella sua terra, amata e odiata allo stesso tempo, senza trovare però una riconciliazione col padre che lo aveva sfruttato, picchiato e soggiogato. Il film è un durissimo apologo contro il potere autoritario e sulla necessità di ribellarsi ad esso, rifiutando il silenzio imposto. Ma è anche un attacco alle regole e convenzioni di una civiltà contadina arcaica, e per certi versi assurda e incomprensibile, che schiaccia e annienta l'individuo. Il paesaggio sardo, ostico, bellissimo e quasi lunare, tende quasi ad assurgere a ruolo di protagonista, e sembra in certi attimi sottolineare e ricalcare i lineamenti e i comportamenti del padre-padrone nei suoi gesti duri e sprezzanti. Bravissimo a tal riguardo l'attore che lo interpreta, Omero Antonutti. Prodotto dalla RAI, il film non si risparmia scene di estrema durezza, come quelle dei giovani pastori che sodomizzano galline, asini e pecore a volontà pur di trovare un qualche "sfogo sessuale". Capolavoro dei fratelli Taviani: imperdibile! Attenzione: in una particina c'è anche Nanni Moretti!
Massimo Bezzati (non solo cinema)





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