23 maggio 2008

RECENSIONE CINEMATOGRAFICA di Max Bezzati

1408






















"1408" del semisconosciuto regista svedese Mikael Hafstrom è tratto da un racconto breve del più famoso, geniale e prolifico scrittore horror statunitense degli ultimi 50 anni, Stephen King. La storia narra di uno scrittore di guide di luoghi infestati da spiriti e presenze maligne che entra, molto scettico, nella stanza n. 1408 dell'hotel Dolphine di New York, per scoprire se lì dentro c'è davvero qualcosa di strano. Durante la sua notte di permanenza nella stanza gli succederà un pò di tutto, ovviamente...Nell'oceano infinito di trasposizioni cinematografiche degli scritti del "Re del brivido", questa 1408 è tra le migliori (anche se, chi ha visto le altre, sa che non è poi così difficile...). Ci sono ottimi effetti speciali, due attori super (Cusack e Jackson) e un'atmosfera kinghiana che trasuda da ogni fotogramma. Ma non tutto brilla: l'accumulare situazioni di paura, più o meno riuscite, una dietro l'altra, per colpire il più possibile il pubblico, fa venire un pò a noia il film. Il regista tira il freno a mano sul versante splatter, ma nemmeno entusiasma nelle soluzioni visive e nella costruzione della suspence. E c'è un finale accomodante tipico degli horror di questi tempi (anche se nel dvd americano c'è il director's cut con un finale completamente diverso e, a detta di alcuni, di gran lunga migliore). Un discreto film di genere, che in fin dei conti non rimarrà granchè a lungo nella memoria degli appassionati.

Max Bezzati (non solo cinema)

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