15 maggio 2008

POESIA di Enrico Eros Gualdi





A termine di una esistenza inutile e vile, l'uomo davanti allo specchio parla con il suo interlocutore: la sua coscienza. Racconta di un passato senza spina dorsale, speso e scialacquato nelle futilità della sua vita, futilità credute essenziali ma, per loro natura, lontane dalle profondità di qualsiasi senso esistenziale. La stessa esistenza del "fato" è per lui oggetto di discutibilità, così come tutte le arti "magiche" che illusoriamente hanno donato appigli etici-morali alle sue debolezze. E', a causa di questo passato da vigliacco (che implicitamente a questo punto risulta essere ai suoi occhi prodotto tangibile della sua autodeterminazione), che l'uomo davanti alla specchio - ora - si sente inconsistente; e come spinto da un ultimo, se non unico, sussulto di orgoglio rapace, cerca di uscire dal suo angolo, "riconoscendosi", come debito fatale dovuto a se stesso.



Di falco abbattuto


Non pensare che mento
o fingo.
Non pensare a me così come mi vedi,
privo di scarpe
privo di denti
e senza più occhi che si inumidiscono.
Non pensare che ho foschi pensieri: io non penso!
Questo privilegio l‘ho scialacquato
nel turpiloquio immondo delle mere
e delle vere iniquità del fato…
mea culpa
mea culpa
mea grandissima culpa
…e neppure la silente sfera m’ha risparmiato!
Incapace e ingrato nella mia inerzia,
ora inveisco al mio sordo coraggio, così
come a quel dannato oratore
che non cede il suo passo, mai!
Ora, nel mio angolo di coniglio braccato
l’atto mio ultimo è
di falco abbattuto.


E.E.Gualdi, Febbraio 2007 (Pubblicato su: Odissea,bimestrale culturale "Anno V - N°4 2008" Milano)

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