Nicolò, Olio su tela 60x40, anno 2001
Non scorderò mai il mio senso di soddisfazione al termine di questa tela: occhi di fanciullo così espressivi, dallo sguardo incerto nella sua interpretazione, davano pieno appagamento al tanto tempo dedicatole.
Quello che andavo cercando durante l'iniziale ricerca di una ispirazione, era un soggetto apparentemente semplice nella sua esecuzione, ma che nella forma finale potesse dare allo spettatore un miscuglio sensoriale ed emotivo fatto di gioia del bello e tenerezza.
Durante il lavoro, fu difficile per me staccare il pennello dal viso del soggetto trovato: più dipingevo, più le mie energie emotive si concentravano in quello sguardo che prendeva sempre più vita. Inevitabilmente mi ritrovai, quasi senza volerlo, a chiamarlo per nome: Nicolò. Anche il dipingerlo si chiamava Nicolò: avevo involontariamente tolto il verbo al mio dipingere ("vado da Nicolò").Ad un certo punto, però, mi accorsi che Nicolò mancava di unicità: alla fine era un bimbo come tanti altri, ed io volevo renderlo unico. E da quel momento al termine del dipinto, lavorai fino a che Nicolò divenne particolare...molto particolare.
I suoi occhi? Il suo sguardo? La sua postura? Lascio allo spettatore cercare la Sua particolarità.
Tiziana B.






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