
Quali e quanti conflitti interiori rosicchiano le viscere di una donna (madre) con un figlio "malato di follia".? Cosa vede nel suo volto scarno a causa delle sofferenze dell'anima, nel suo vivere quotidiano, in una dimensione estranea al mondo? Odio e amore? Amore o odio? Le emozioni e i sentimenti camminano in bilico sul filo che separa i sensi di colpa dai "doveri" di sangue. E quando la disperazione avanza, si può desiderare la fine? Ma di chi: la propria o dell'altro (il figlio)? E le vergogne di chi sono: di chi desidera la fine dell'altro o di chi, per il suo stato di essere folle, porta l'altra persona a desiderare la sua fine?
I figli di Amore e Odio
Avanza cauto con dovuta erudizione
figlio magro – mio figlio stolto –
ché la mezzaluna senza denti
è sotto l’ombra dei tuoi occhi spenti
che ancor mi guardi mio bimbo ingenuo
le guance asciutte povere di lagrime
e senza un limo di domande – eco distante
nella mia testa infiamme d’odio
cieco e represso in quelle colpe senza più ombre –
di quelle colpe senza mai ombre.
- Avanza basso mio seme pazzo
e striscia sotto le tue vergogne,
che la mezzaluna di ruggine e sangue
si abbatta presto sulle speranze –
o indegne e barbare vergogne
che son mie, seppur cosi lontane
lontane
eppur tra mille lagrime.
Novembre 2006





3 commenti:
Davvero una bella poesia.
Davvero una bella poesia.
Sei molto gentile, Maria Antonietta. Grazie!!
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