14 aprile 2008

POESIA di E.E.Gualdi










Appena passata la soglia del nuovo millennio, il poeta percepisce che la sua voce non ha più spazio tra le righe dei quaderni della propria cultura. Questa, la cultura, è senza sfumature cromatiche di senso, appiattita dal "sistema" che, come secoli addietro, ha tutto l'interesse di mantenerla ignorante e nuda, sostituendo il suo sapere, la sua conoscenza, con i secchi rami della boriosa superficialità tipica dei suoi prodotti pseudo-neo-culturali. L'artista (che in questo caso indossa i panni del poeta), cerca un dialogo con l'artefice di questo disastroso fenomeno, lo cerca ma non trova che atti studiati a riempire i vuoti delle incertezze create dal "sistema" stesso, come un cane che gira su se stesso per mordersi la coda.

In quei momenti il poeta (che in questi casi indossa i panni dell'uomo di cultura), si percepisce forte e sicuro di sè perchè pieno del suo sapere e della sua capacità di lettura e di comunicazione; come un oracolo, sente di dover percorrere i sentieri della verità a lui manifesta e di divulgarla al mondo. Ma il sole delle certezze spesso è oscurato dalle nuvole e, in un momento di chiara lucidità (dove l'uomo si sveste della sicurezza della sua presunzione), vede il dolce tramonto dell'inganno e lì capisce la sua impotenza. Lì, l'unica cosa che gli rimane da fare è distendersi accanto alla sua illibertà e attendere con mestizia la sera.



L’eco dell’Oscurantismo

Cosa vuoi da me?
se non un monocromatico verso
afano falso e chiuso.
Chiuso sul membro volgare
del giullare di corte
che incanta le folle
e come foglie le spoglia,
lasciando rami secchi di sola boria.

Cosa hai paura di me?
se di me svendi la storia
lasciando classi vuote
e pareti d’aule sbiancate,
finestre sull’incertezza
e sull’apolide ignoranza.

Qui, la paura
tra i miei sentieri rimbalza: è
il tuo eco di dorata apparenza
ma che sfrigge come paglia seccata
al primo scintillio di sole.

Ma ormai tra me e quello
vedo solo il dolce tramonto
ingannevole
e disteso come un morto che aspetta
e che mi mette accanto all’attesa
di questa dolce che oscura,
la sera.

Aprile 2006 (da "Di espressività libera.Una ragione per credermi, Il filo Editori,Dicembre 2007)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

BELLISSIMA, MA ANCHE A MIO MODESTO PARERE UNA DELLE TUE PIU' INQUIETANTI, PESSIMISTE E DURE. MAX2001

Enrico Eros Gualdi ha detto...

carissimo max2001, me ne rendo conto. Ma questa è la mia visione attuale. Certo, pesante...come pesante è vedere che i fondi governativi per istruzione e cultura sono sempre più limati; come pesante è vedere che nel paese delle belle arti, queste sono sempre più offuscate dalle "arti mediatiche"; come pesante è sentire che la poesia è sempre più lontana dalla gente, e non c'è più una cultura istituzionale che stimoli/incentivi a "masticarle".
o probabilmente sarò io che ho una visione distorta di tutto questo. Con stima