28 aprile 2008

FOTOGRAFIA del Diska

SUDAN 2008

Diska

Aprile 2008- Omdurman quartiere Shabia-----ceramista------in pausa the!


















Il caro Diska m'ha inviato questa bellissima fotografia.
Non so ancora decifrare le ondate emotive scatenate da questa immagine; non ci provo nemmeno. Allora guardo e provo ad osservare: osservo la luce emanata per cercare il suo fulcro. Non capisco se nasce dagli occhi melanconici dell'uomo o se è riflessa dal suo sorriso disarmante. Osservo i colori che vestono i significati di quell'esistenza e li percepisco forti, così forti e naturali al punto da sbiadire tutto ciò che di artificiale mi circonda. La gestualità di questo uomo poi, è l'espressione di un qualcosa che la dignità di noi ricchi occidentali deve ancora apprendere.
E.E.Gualdi

26 aprile 2008

FALSO D'AUTORE di Angelo Gualdi









I GIRASOLI Olio su tela 91 x 71 ,
dipinto nel 1888




Vincent VAN GOGH 1853 - 1890
Localizzazione : Monaco. pinacoteca

Durante il soggiorno ad Arles, VAN GOGH dipinse questo capolavoro destinato a decorare la sua "casa degli artisti".

Un dipinto che lo fara' conoscere in tutto il mondo!

LA STORIA

Thèo, il fratello di VAN GOHG , ricevette questo dipinto, insieme ad altre tele, nel 1889. JOHANNA, la vedova di THEO,lo vendette nel 1905 ad un mercante di Berlino, Paul Cassirer.
In seguito, dopo vari passaggi presso collezionisti e gallerie private,giunse alla pinacoteca di BERLINO.

Angelo G.

25 aprile 2008

POESIA di E.E.Gualdi






Quali e quanti conflitti interiori rosicchiano le viscere di una donna (madre) con un figlio "malato di follia".? Cosa vede nel suo volto scarno a causa delle sofferenze dell'anima, nel suo vivere quotidiano, in una dimensione estranea al mondo? Odio e amore? Amore o odio? Le emozioni e i sentimenti camminano in bilico sul filo che separa i sensi di colpa dai "doveri" di sangue. E quando la disperazione avanza, si può desiderare la fine? Ma di chi: la propria o dell'altro (il figlio)? E le vergogne di chi sono: di chi desidera la fine dell'altro o di chi, per il suo stato di essere folle, porta l'altra persona a desiderare la sua fine?




I figli di Amore e Odio



Avanza cauto con dovuta erudizione
figlio magro – mio figlio stolto –
ché la mezzaluna senza denti
è sotto l’ombra dei tuoi occhi spenti
che ancor mi guardi mio bimbo ingenuo
le guance asciutte povere di lagrime
e senza un limo di domande – eco distante
nella mia testa infiamme d’odio
cieco e represso in quelle colpe senza più ombre –
di quelle colpe senza mai ombre.

- Avanza basso mio seme pazzo
e striscia sotto le tue vergogne,
che la mezzaluna di ruggine e sangue
si abbatta presto sulle speranze –

o indegne e barbare vergogne
che son mie, seppur cosi lontane
lontane
eppur tra mille lagrime.

Novembre 2006

23 aprile 2008

FOTOGRAFIA di Aberth

JUMP IN THE SKY


















A Porto Recanati con G.
Aberth (deviantArt)











Sotto un cielo di cotone, i piedi nudi saltano dentro una danza fatta fine come un nastro color innocenza. Occhi rivolti verso l'infinito desiderio di sognare un futuro più sereno; e note per le orecchie dei sordi!
E.E.G.

22 aprile 2008

RECENSIONE CINEMATOGRAFICA di Doktor Gonzo








30 GIORNI DI BUIO


TRATTO DA UN FUMETTO DI STEVEN NILES E PRODOTTO DALLA GHOST HOUSE DI SAM RAIMI,IL FILM DI DAVID SLADE (GIA' REGISTA DEL PLURIPREMIATO,E INEDITO IN ITALIA,"HARD CANDY") NON MANCHERA' DI APPASSIONARE I FANS DELL'HORROR. INTENDIAMOCI: "30 GIORNI DI BUIO" PROBABILMENTE NON ENTRERA' MAI NELLA TOP100 DEI FILM DEL TERRORE,MA NON DELUDE PER RITMO,TENSIONE E SEQUENZE SPLATTER. E' UNA VERA MATTANZA QUELLA ORCHESTRATA DA UN GRUPPO DI AGGUERRITISSIMI VAMPIRI (BEN LONTANI,NELL'ICONA,SIA DAI SUCCHIASANGUE "CLASSICI" CHE DA QUELLI FIGHETTI ALLA "UNDERWORLD") AI DANNI DELLA (QUASI) INERME POPOLAZIONE DEL PAESE PIU' A NORD DELL'ALASKA. DI SCENE SPLATTER CE NE SONO MOLTE: UNA SU TUTTE LA TESTA DI UN NOVELLO VAMPIRO SRADICATA A COLPI DI ACCETTA DAL POLIZIOTTO PROTAGONISTA DEL FILM, JOSH HARNETT...VEDERE PER CREDERE! L'AMBIENTAZIONE NEVOSA DELL'ALASKA, RICOSTRUITA QUASI IN TOTO NEGLI STUDIOS NEOZELANDESI DELLA GHOST HOUSE,E' BELLISSIMA,GRAZIE ANCHE ALL'ELEGANTE E SPETTRALE FOTOGRAFIA. IL RITMO DEL RACCONTO E' TESO,BEN DOSATO: L'ATTESA DEL 1° GIORNO DI BUIO,I SEGNI NEFASTI DEL MALE IN ARRIVO E POI L'ATTACCO,FEROCISSIMO,DI VAMPIRI ASSETATI DI SANGUE,VENUTI DA CHISSA' DOVE E CHE PARLANO UNA LINGUA INCOMPRENSIBILE E "ANIMALESCA". I DIFETTI PERO' CI SONO IN QUESTA PELLICOLA,E A DIR LA VERITA' NON SONO POCHI: SITUAZIONI IMPLAUSIBILI E INCOERENTI (COME MAI I VAMPIRI,CHE NON SOPPORTANO LA LUCE,ASSISTONO DA VICINO,SENZA FARE UNA PIEGA,AL ROGO DELLA CITTA'??),DIALOGHI E BATTUTE POCO INCISIVI,MESSI IN BOCCA AD ATTORI MEDIOCRI E POI IL FINALE,SCOPIAZZATO DA UNO DEI "BLADE" (NON DICO QUALE). NATURALMENTE IL FILM SACCHEGGIA IDEE DAI CLASSICI CARPENTERIANI ("FOG","HALLOWEEN","LA COSA"...) E DA ALTRE MILLE PELLICOLE. MOLTO STUCCHEVOLE E DI RIPORTO LA SEQUENZA CHE VEDE COME PROTAGONISTA LA BIMBA VAMPIRIZZATA. A VOLTE TAL SACCHEGGIO IRRITA ASSAI, ALTRE VOLTE CI SI PUO' PASSAR SOPRA. TROPPO SEVERO PERO' (E TAGLIATO CON L'ACCETTA...) IL GIUDIZIO DI CHI DICE CHE E' UN FILM CHE SI DIMENTICA IN FRETTA. NEL COMPLESSO,PUR NON ESSENDO UN CAPOLAVORO,QUESTO "30 GIORNI DI BUIO" SI PUO' CONSIDERARE TRANQUILLAMENTE UN BUON HORROR,"MEDIO",MA NON MEDIOCRE!

doktor gonzo

20 aprile 2008

FALSO D'AUTORE di Angelo Gualdi

Angelo Gualdi dipinge da decenni. I falsi d'autore sono una sua specialità (oltre che passione) Molte riproduzioni di svariati pittori sono passati sotto i suoi pennelli. Senza dubbio, il suo pittore "preferito" è Vincent Van Gogh.














La chiesa di Auvers
La tela "La chiesa di AUVERS", Dipinta da Vincent Van Gogh nel 1890, si trova a Parigi al museo di ORSAY
Van Gogh dipinse questa sontuosa chiesa , soltanto un mese prima di morire.
Angelo G.

16 aprile 2008

FOTOGRAFIA del Diska

Diska è un mio collega, e quindi educatore professionale, ora sta svolgendo il suo lavoro a Omdurman (Sudan) per una ONG.


La serie di foto che mi invia, verranno di volta in volta inserite nel blog, sotto lo stesso titolo: Sudan 2008.
Enrico Eros Gualdi





SUDAN 2008
















Sito archeologico di Merowe, capitale meridionale del regno di Kush (800 a.C-350d.C), a circa 200 Km a nord di Khartoum (Sudan).


Credo che le foto sono un pò come le poesie o come le canzoni e che alla fine ognuno le interpreta come vuole.....insomma ci vede quel che ci vede!
Tutto questo per dire che è riduttivo e forse anche limitante dare un titolo alle fotografie.

La foto che hai deciso di pubblicare.....come hai ben osservato è una foto velata di malinconia......è un uomo che si ferma a guardare quello che c'è intorno a lui, che per osservare meglio ha bisogno di uscire dalla mischia e di fare ordine dentro di sè, così si pone al di sopra di tutto.
E' un uomo che ha bisogno di capire se da qualche parte c'è ancora quello che stava cercando e sopratutto che ha bisogno di capire cosa cercare ora (probabilmente non là fuori, ma dentro di sè).


Diska

14 aprile 2008

POESIA di E.E.Gualdi










Appena passata la soglia del nuovo millennio, il poeta percepisce che la sua voce non ha più spazio tra le righe dei quaderni della propria cultura. Questa, la cultura, è senza sfumature cromatiche di senso, appiattita dal "sistema" che, come secoli addietro, ha tutto l'interesse di mantenerla ignorante e nuda, sostituendo il suo sapere, la sua conoscenza, con i secchi rami della boriosa superficialità tipica dei suoi prodotti pseudo-neo-culturali. L'artista (che in questo caso indossa i panni del poeta), cerca un dialogo con l'artefice di questo disastroso fenomeno, lo cerca ma non trova che atti studiati a riempire i vuoti delle incertezze create dal "sistema" stesso, come un cane che gira su se stesso per mordersi la coda.

In quei momenti il poeta (che in questi casi indossa i panni dell'uomo di cultura), si percepisce forte e sicuro di sè perchè pieno del suo sapere e della sua capacità di lettura e di comunicazione; come un oracolo, sente di dover percorrere i sentieri della verità a lui manifesta e di divulgarla al mondo. Ma il sole delle certezze spesso è oscurato dalle nuvole e, in un momento di chiara lucidità (dove l'uomo si sveste della sicurezza della sua presunzione), vede il dolce tramonto dell'inganno e lì capisce la sua impotenza. Lì, l'unica cosa che gli rimane da fare è distendersi accanto alla sua illibertà e attendere con mestizia la sera.



L’eco dell’Oscurantismo

Cosa vuoi da me?
se non un monocromatico verso
afano falso e chiuso.
Chiuso sul membro volgare
del giullare di corte
che incanta le folle
e come foglie le spoglia,
lasciando rami secchi di sola boria.

Cosa hai paura di me?
se di me svendi la storia
lasciando classi vuote
e pareti d’aule sbiancate,
finestre sull’incertezza
e sull’apolide ignoranza.

Qui, la paura
tra i miei sentieri rimbalza: è
il tuo eco di dorata apparenza
ma che sfrigge come paglia seccata
al primo scintillio di sole.

Ma ormai tra me e quello
vedo solo il dolce tramonto
ingannevole
e disteso come un morto che aspetta
e che mi mette accanto all’attesa
di questa dolce che oscura,
la sera.

Aprile 2006 (da "Di espressività libera.Una ragione per credermi, Il filo Editori,Dicembre 2007)

12 aprile 2008

FOTOGRAFIA di Azzurra

ARGENTO

Amo il mare! No, non è amore... Il mare è qualcosa di più che un "semplice" sentimento: è la mia storia; è il mio passato e il mio presente. Il mare è il mio futuro. Non vivo sulle sue rive, abito in mezzo ai mattoni tra le campagne della bassa bergamasca, ma le mie radici affondano forti come coralli nei fondali del mar Ionio.

E quando a Settembre il mare al tramonto si veste d'argento, io mi soffermo a contare i suoi riflessi, come gocce di mercurio disciolte tra i miei pensieri.

Azzurra

11 aprile 2008

FOTOGRAFIA di Aberth

















ENTRAPMENT



Un'enorme quantità di idee che nascono da un intricato groviglio, e poi si liberano una alla volta. Da dove partono le idee c'è chi scatta la foto. Sembrerebbe un groviglio dal quale non si riesce a uscire facilmente, ma forse è bene non uscirne

Aberth (deviantArt)

9 aprile 2008

RECENSIONE di M. Bezzati











"LA GIUSTA DISTANZA"






LA NUOVA PELLICOLA DEL REGISTA PADOVANO CARLO MAZZACURATI SI AMBIENTA IN UN MINUSCOLO PAESINO ALLE FOCI DEL PO. I PROTAGONISTI PRINCIPALI (TUTTI BRAVISSIMI) SONO TRE: UN GIOVANISSIMO GIORNALISTA IN ERBA CHE SCRIVE ARTICOLI DI CRONACA LOCALE (E VOCE NARRANTE DEL FILM), UNA BELLISSIMA ED EMANCIPATA MAESTRA TOSCANA E UN MECCANICO TUNISINO. IN QUALCHE MODO TUTTI E TRE "ALIENI" RISPETTO ALLE GENTI DEL POSTO. MENTALITA', CULTURE E DESTINI DIVERSI RISPETTO AGLI ALTRI ABITANTI DEL BORGO. A VOLTE, DURANTE IL FILM, CHE SCORRE LENTO COME IL PO (MA MAI NOIOSO, ANZI DI MINUTO IN MINUTO SEMPRE PIU' INTRIGANTE), SEMBRA CHE L'INTEGRAZIONE POSSA AVVENIRE PER I PROTAGONISTI. A VOLTE INVECE ESSA SI SGRETOLA CON UN SOLO GESTO FUORI POSTO, CON UNA SOLA PAROLA. E POI FORSE NEMMENO LA CERCANO QUESTA INTEGRAZIONE, PERCHE' CAPISCONO CHE NON E' POSSIBILE IN "QUEL" VENETO. E COMUNQUE HANNO ORIZZONTI CHE VANNO OLTRE. LA TRAGEDIA E' PERO', COME E' D'USO DIRE, PROPRIO DIETRO L'ANGOLO. CASUALE SI, MA FIGLIA DI UNA CERTA "CULTURA". GRANDE FILM QUESTO DI MAZZACURATI: GRANDE PER LA COSTRUZIONE DELLA STORIA E DEI PERSONAGGI, GRANDE PER IL SENSO DEGLI SPAZI E DEI TEMPI DEL RACCONTO, GRANDE PER LA FOTOGRAFIA E PER GLI INTERPRETI (NON SOLO I TRE GIA' CITATI, MA ANCHE I SECONDARI, COME GIUSEPPE BATTISTON E FABRIZIO BENTIVOGLIO). COMINCIA COME UNA COMMEDIA AGRODOLCE, VIRA AL DRAMMA E POI AL GIALLO, MA CON FLUIDITA' E NATURALEZZA, NON RINUNCIANDO A QUALCHE GUIZZO "SURREALE" (LA MAESTRA MATTA CHE VAGA PER IL FIUME SOPRA UN BARCONE) MAI FUORI POSTO. CHI AMA IL CINEMA D'AUTORE ITALIANO NON DEVE PERDERSELO, PERCHE' NE RAPPRESENTA UNO DEGLI ESEMPI MIGLIORI DI QUESTI ULTIMI ANNI.
MASSIMO B. ( http://nonsolocine.splinder.com )



7 aprile 2008

POESIA di Enrico Eros Gualdi




In un giorno di solitudine, la stanza vuota è riempita solamente da profumi e forme erotizzate di carciofi caldi e da note di musica classica: note di una Ouverture. L'uomo solo, al pensiero della sua amata, inizia così una danza amorosa a cavallo tra il reale desiderio di Lei (che non c'è) e l'immaginazione che ci sia, seduta davanti a lui. Le note fanno da sottofondo ritmico all'amplesso immaginario, così come ai versi del componimento poetico: lenta e spezzettata la prima parte, in un crescente ritmico sempre più coinvolgente quella centrale, per poi ritornare sul finale a rallentare, con tocchi appena accennati, quasi in dissolvenza (come il viso di Lei, sempre più etereo). Ma quando l'Ouverture termina, l'uomo si ritrova nel suo reale stato di solitudine, con intorno a sè il silenzio, davanti a sè la sedia vuota e nella sua testa il desiderio originario di Lei (che ci sarà).

Desiderio

Il piatto ripieno di carciofi
e alla radio Debussy.

Chiaro di luna
immaginarti davanti a me
e la sedia vuota vestirsi
della tua pelle di avorio
e di tasti neri.

Lenta
la mia mano,
il tuo viso arrossisce
tra il pudore
e il desiderio.

Ma deciso sale di tono
e prende la scena ansimando il cuore
e la tua carne si accende
e nei tuoi antri il fuoco.
Ed anch’io salgo con te
ed insieme giochiamo all’amore.

Poi rallentiamo,
ci lasciamo
e ci riprendiamo negli occhi
in dissolvenza.

Sei lontana,
il mio desiderio
e la sedia vuota.

Gennaio 2005

6 aprile 2008

FOTOGRAFIA di Aberth












Desolation

Vista dal finestrino del treno sul degrado delle costruzioni vicino alla stazione di Melzo.


Ho fatto la foto in bianco e nero (editando con un leggero seppia), per far sembrare la foto un pò vecchia.


Non vi sembra uno scatto delle conseguenze della Seconda Guerra Mondiale? ....una casa bombardata... Aberth (http://aberth.deviantart.com/)

5 aprile 2008

RECENSIONE CINEMATOGRAFICA di M. Bezzati












"ADDRESS UNKNOWN - INDIRIZZO SCONOSCIUTO"
("SUCHWIIN PULMYEONG", CONOSCIUTO ANCHE CON IL TITOLO "ADDRESS UNKNOWN", COREA SUD, 2001, 117 MIN. CIRCA)

IN "QUESTO INDIRIZZO SCONOSCIUTO" IL NOSTRO KIM KI-DUK (ANCHE SCENEGGIATORE OLTRE CHE REGISTA) CI RACCONTA LE STORIE DI ALCUNE PERSONE, PER LO PIU' PERDENTI ED EMARGINATE, CHE GRAVITANO ATTORNO AD UNA BASE AMERICANA, NELLA COREA DEL SUD DEGLI ANNI SETTANTA. TUTTE QUESTE STORIE, COME CAPITA QUASI SEMPRE NELLE PELLICOLE DEL MAESTRO COREANO, HANNO UN FINALE CHE PIU' TRAGICO E BEFFARDO NON SI PUO' (NEL CASO DI UNO DEI PROTAGONISTI, PIU' CHE TRAGICOMICO...). I TEMI ALLA BASE NON CAMBIANO: LA VIOLENZA E LA SOFFERENZA INESTIRPABILE CHE ESSA PROVOCA, L'IMPOSSIBILITA' DI RICUCIRE LE FERITE COMPLETAMENTE, L'INELUTTABILITA' DELLA MORTE. MA RISPETTO AL SUO PRECEDENTE LAVORO, "L'ISOLA", L'APPROCCIO INVECE E' PIU' REALISTICO E PIU' LEGATO ALLA SITUAZIONE DEL SUO PAESE IN QUEL DECENNIO. E NON CI SONO SCONTI PER NESSUNO, NE' PER GLI AMERICANI, NE' PER I COREANI. IMPROVVISE ED INTENSE LE SCENE DI VIOLENZA, MA RIPRESE SPESSO DA LONTANO, IN CAMPO LUNGO. MOLTO BELLA LA FIGURA DEL SOLDATO AMERICANO, DEPRESSO ED INCAPACE DI COMUNICARE I SUOI DISAGI, CHE NON CAPISCE COSA CI FA LI', LONTANO DAL SUO PAESE, E CHE ALLA FINE PERDE COMPLETAMENTE LA TESTA (E A LUI VA ANCHE "BENE" RISPETTO AGLI ALTRI PERSONAGGI...). UN PO' DI NOIA PERO' NELLA PARTE CENTRALE, MA IL FILM POI SI RISCATTA ALLA GRANDE NEL FINALE, TRAGICO E IMPIETOSO NEI CONFRONTI DEI SUOI PERSONAGGI. ALL'INIZIO UNA SCRITTA ASSICURA CHE NON E' STATO FATTO ALCUN MALE AGLI ANIMALI PRESENTI NEL FILM: SPERIAMO BENE PERCHE' ALCUNE SEQUENZE NON SONO CERTO DA CONSIGLIARE AGLI AMANTI DEI CANI. DA QUEL CHE MI RISULTA, PURTROPPO, MA POTREI SBAGLIARMI, IL FILM E' PASSATO SOLO SU "FUORIORARIO", SOTTOTITOLATO. UN KIM KI-DUK FORSE "MINORE", MA ASSOLUTAMENTE DA VEDERE.

QUADRO di Tiziana Belloni


Nicolò














Nicolò, Olio su tela 60x40, anno 2001

Non scorderò mai il mio senso di soddisfazione al termine di questa tela: occhi di fanciullo così espressivi, dallo sguardo incerto nella sua interpretazione, davano pieno appagamento al tanto tempo dedicatole.

Quello che andavo cercando durante l'iniziale ricerca di una ispirazione, era un soggetto apparentemente semplice nella sua esecuzione, ma che nella forma finale potesse dare allo spettatore un miscuglio sensoriale ed emotivo fatto di gioia del bello e tenerezza.

Durante il lavoro, fu difficile per me staccare il pennello dal viso del soggetto trovato: più dipingevo, più le mie energie emotive si concentravano in quello sguardo che prendeva sempre più vita. Inevitabilmente mi ritrovai, quasi senza volerlo, a chiamarlo per nome: Nicolò. Anche il dipingerlo si chiamava Nicolò: avevo involontariamente tolto il verbo al mio dipingere ("vado da Nicolò").
Ad un certo punto, però, mi accorsi che Nicolò mancava di unicità: alla fine era un bimbo come tanti altri, ed io volevo renderlo unico. E da quel momento al termine del dipinto, lavorai fino a che Nicolò divenne particolare...molto particolare.
I suoi occhi? Il suo sguardo? La sua postura? Lascio allo spettatore cercare la Sua particolarità.

Tiziana B.

3 aprile 2008

POESIA di Enrico Eros Gualdi








Questo componimento poetico rappresenta per l'autore la linea di demarcazione tra il prima e il dopo. Quasi un urlo di liberazione da un passato in catene, fatto di paraventi culturali e di "macchine parlanti" che intorpidiscono le menti. Attraverso la poesia, l'uomo scrittore, intraprende un percorso interiore arduo e irto di difficoltà quotidiane: dalle illusioni del bello, del facile, del tutto e subito e solo per sè, alla consapevolezza che ogni cosa ha una sua identità valoriale che va rispettata (e guadagnata, senza egoismi); come la propria libertà (e degli altri), che sia tacita o espressa.


Di espressività libera

I miei passi ora
alzano e disperdono universi di polvere.
Mi volto:
due bende color sangue seccato
e anelli di catene sformati,
lasciati là fusi e pendenti
da pareti scure, e segni incomprensibili.
il varco è stretto,
la poca aria è irrespirabile, pesante,
ma io sono fuoco vivo che arde
di espressività libera
che pensa e parla
e mai più sarà doma.

Gennaio 2004
da "Di espressività libera. Una ragione per credermi. Edizioni Il Filo. Dicembre 2007 "